Martedì 28 luglio, alle 20.15, al Sacrario di Aquilone, si è tenuta una Santa Messa commemorativa per le 28 vittime della frana del monte Zandila, una tragedia che ha segnato profondamente l’Alta Valtellina nel 1987. Durante la celebrazione, sono stati letti i nomi delle vittime: bambini e genitori, insieme ai sette ‘pacheristi’, Clemente e Tini, che persero la vita nell’antica chiesetta di San Martino di Serravalle. Questo momento ha toccato profondamente una comunità ancora legata alla memoria di quei giorni tragici. Il ricordo di Gabriele Bernardo Ferrari evidenzia come il bilancio della tragedia avrebbe potuto essere ancor più grave; in quei giorni, infatti, l’intero paese di Sant’Antonio Morignone era impegnato a ripulire le case dal fango, a seguito dell’alluvione del 18 luglio.
La segnalazione decisiva
Un momento cruciale è stato l’allerta lanciata da Adriano Greco, sondalino del Cai, che la mattina del 19 luglio salì sullo Zandila e notò l’allargamento di una fessura già soggetta a scariche di sassi. La sua segnalazione raggiunse la Prefettura di Sondrio, portando al sorvolo dell’area da parte di geologi, tra cui il dottor Michele Presbitero, Gianluigi Traversi e Giancarlo Peterlongo. Seguirono discussioni allo stabilimento Levissima di Cepina, dove il prefetto Giuseppe Piccolo ordinò l’evacuazione immediata, una scelta determinante nonostante le pressioni per riaprire la strada di fondovalle in piena stagione turistica. Alla cerimonia hanno partecipato numerosi cittadini e cori, che hanno reso il momento ancora più emozionante. Particolarmente toccante è stato il canto finale, ‘Signore delle cime’. Ferrari ha inoltre segnalato l’assenza della lettura della poesia ‘I bambini di Aquilone’, scritta da don Remo Bracchi con il titolo ‘I marcìn de Culïón’.